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Capo Caccia

L’affascinante mondo sotterraneo di Capo Caccia

 

 

Se ne avete abbastanza di mare stupendo e cestini intrecciati, è ora di valutare una bella gita a Capo Caccia, 20 km oltre Alghero .

Capo Caccia è uno spettacolare promontorio a picco sul mare che deve il suo nome all’usanza dei nobiluomini dell’800 che qui usavano praticare la caccia al piccione dalle loro barche.

Capo Caccia

Per chi soffre di vertigini è controindicato guardare in giù dalla sua vetta: anche intraprendere la discesa della famosa Escala del Cabirol può dare i brividi! Il nome in spagnolo significa “scala del capriolo” e se riuscirete a scendere tutti i suoi 656 gradini fino in fondo vi sentirete proprio dei parenti degli stambecchi!

Al livello del mare, la scala dà accesso alle famosissime Cave di Nettuno: un incantevole e fiabesco intrico sotterraneo di stalattiti e stalagmiti .

Non temete: alle Cave si può accedere anche dal mare, in barca comodamente dal porto di Alghero attraverso la Riserva Marina di Capo Caccia – Isola Piana, un tempo dimora della foca monaca.

I tour delle cave durano circa 45 minuti e costano sui 10 € (col cattivo tempo la grotta è chiusa per motivi di sicurezza). Il percorso attraversa strette passerelle fiancheggiate da foreste di stalattiti dai nomi suggestivi. Gran parte  del percorso purtroppo non è aperto al pubblico, inclusi alcuni laghetti di acquadolce. 

Non dimenticate di fare un po’ di sano birdwatching passeggiando per Isola Piana: avvistare un aquila, una procellaria o un falco pellegrino tra i magici colori del promontorio renderà indimenticabile la vostra gita!

Per i subacquei l’area attorno a Capo caccia è un vero paradiso : ci sono almeno 20 siti da visitare molti dei quali contengono relitti.

 

Tomba-giganti

Visita alla Tomba dei giganti e al nuraghe la Prisgiona

Coddu Vecchiu è uno dei monumenti più suggestivi della Sardegna nuragica. Durante l’età del bronzo (3300 – 700 aC), la civiltà nuragica costruì le cosiddette Tombe dei Giganti che devono il loro nome alle leggende locali che volevano che ospitassero salme umane alte 10 metri.  In realtà le tombe erano così grandi perchè erano tombe pubbliche, ossia, come dimostrano i ritrovamenti ossei ospitavano molti corpi dalle  decine al centinaio.  Il popolo nuragico costruiva due distinti tipi di tombe pubbliche: il “tipo a blocco” costruito con grandi blocchi rettangolari e il “tipo a lastra” con giganti monoliti di granito locale, sbozzati e irregolari affiancati in una lunga fila. Le tombe di Coddu Vecchiu sono della varietà di tipo lastra. Le lastre sono alte uguali tranne la lastra centrale, nota come stele centrale, che è più alta : circa 4 metri  e quasi 2 metri di lunghezza, ed ha una porta scolpita al suo centro. È decorata da una cornice nei bordi e con al centro un piccolo portello d’ingresso che conduce alla camera sepolcrale.  La piccola porta è una falsa porta di ingresso: i defunti venivano calati dall’alto mediante lo spostamento di una delle lastre di copertura. La porta simbolica era probabilmente una sorta di barriera tra il mondo fisico e l’aldilà, usata per facilitare il passaggio nell’aldilà. Oltre la porta della stele si trovano una tomba rettangolare ed una camera sepolcrale di 5-15 metri di lunghezza ed 1-2 metri.Non si conosce il rituale di sepoltura e non si sa se venivano inseriti direttamente i corpi o addirittura soltanto le ossa.
Si parla molto del fatto che il sito è luogo di potenti fonti di energia naturale, e fu scelto come luogo di sepoltura per questo motivo. Si dice che esistano canali di “energie telluriche e forze magnetiche” e che il popolo nuragico conoscesse bene queste forze ed intese usarli per scopi sepoltura. L’energia positiva che emana dalla zona si credeva fornisse un ringiovanimento “supernaturale”, e si ritiene che tale energia positiva consentisse al deceduto un agevole passaggio nell’aldilà. Le lastre sono disposte in posizione semi-circolare, e si ritiene che questo schema era in allineamento con le linee di energia telluriche, e che l’energia fosse catturata in ogni singola lastra. Questa energia confluirebbe dalle porte alla lastra centrale. Il malato veniva posizionato sulle pietre, nella speranza di essere guarito. L’energia, si credeva, beneficiava anche i morti, aiutandoli a separare l’anima dal corpo fisico. In ogni caso l’esedra a mezzaluna è uno schema simbolico: come la croce della chiese cristiane ripetono il simbolo del sacrificio del salvatore, così la mezzaluna suggerisce le corna del toro, divinità che insieme alla grande madre proteggeva i morti. L’edificio della vera e proprio tomba rappresenta il muso del toro.
I materiali restituiti dallo scavo (tegami, ciotole, vasi) consentono di datare la prima fase della tomba alla cultura di Bonnanaro (antica età del Bronzo, 1800-1600 a.C.). Aggirarsi tra questi imponenti monoliti testimoni di oscure civiltà arcaiche fa decisamente bene allo spirito.  Per approfondire il lato magico e misterioso di queste costruzioni si rimanda a http://www.luoghimisteriosi.it/argomenti/tombedeigiganti.html
Suggestive sono anche le vigne che circondano la zona archeologica. Vigne di Vermentino, che dagli anni ’80 con le loro note floreali, mielose, di agrumi, erbe aromatiche, salsedine, lavanda che si alternano, sono partite alla conquista del mondo con l’etichetta Capichera. Chissà magari è proprio l’influsso delle forze magnetiche che le ha rese così buone e insolite!

Per arrivare: Da La Ciaccia si segue per Calangianus,  Sant’Antonio di Gallura-Arzachena. Si svolta quindi a s. per Capichera e, dopo poche centinaia di metri, lasciata la macchina, si imbocca un sentiero che porta, dopo un breve tratto, davanti alla tomba.